BENEDETTO ISABELLA

"... e qui mostrando


verran le belle orme

del sangue tuo ...."

 

(il monumento posto a ricorso all'Alpe San Michele)

 

"S'el nava a mesa ..." (Se fosse andato a Messa, invece di andare a S. Michele quella domenica mattina) ripeteva sempre Carolina Barozzi, una delle ultime persone che aveva visto Benedetto Isabella partire con lo zaino in spalla, il 14 novembre 1943.
Andava su con un po' di vernice per gli antòni ed al ritorno avrebbe portato giù un po' di patate che, coltivate e lasciate a S. Michele per sfuggire all'ammasso obbligatorio, venivano poi portate a valle prima che il gelo le rovinasse.
Doveva fare presto, perchè avrebbe dovuto fare da padrino alla nipote Francesca che veniva battezzata proprio quel mattino, poco prima di mezzogiorno, come si usava allora, dopo la "messa grande", appunto.
Ma trovò i Tedeschi che stavano per attaccare il S. Martino e "ignaro trovò la morte, vittima innocente" come ricorda la lapide del monumento eretto a suo ricordo. Quelli che andarono a prenderlo, spronati dal parroco di Domo, Don Carlo Agazzi Rota, lo trovarono con un buco nella fronte, nella sua casa, dove lo avevano lasciato tra la terra delle sue patate, saccheggiate anch'esse come tutto il resto di S. Michele.
I motivi della sua uccisione sono tali e restano un mistero che Don Carlo conosceva. Scriveva su "Cronache della Parrocchia" (giugno, luglio, agosto 1945): "In questi giorni a S. Michele si sta mettendo in assetto la chiesa e costruendo il monumento ricordo della prima vittima della sfortunata, ma gloriosa impresa del S. Martino nel novembre del 1943. Il 9 settembre vi saliremo a celebrare la S. Messa e benedire il Monumento sorto proprio sul luogo del delitto fraticida. Sarà in quell'occasione in cui il Parroco si permetterà finalmente di dire ciò che ha tenuto in segreto per due anni e che avrebbe taciuto volentieri se male lingue non lo obbligassero a parlare".
Ma non parlò, e, forse, fu bene così. Per i partigiani caduti sul S. Martino i Tedeschi avevano vietato la sepoltura: dovevano restare a marcire, oltraggio per i morti e monito per i vivi.
Per il povero Benedetto, che non era partigiano, Don Carlo ottenne il permesso per la sepoltura, ma non per il funerale. Il mattino che dovevano portarlo giù, dalla strada di Brissago arrivò al S. Michele una macchina di Tedeschi. Gli uomini furono fatti scappare. La macchina venne avanti piano, si fermò all'imbocco della strada per Muceno, girò e tornò indietro.
Le donne presenti non si fidarono però a far tornare gli uomini, presero il loro morto e lo portarono giù sino al luogo chiamato "scupèl biòt" dove si erano rifugiati. Lo portarono a casa per il sentiero "della valle", su una scala usata come barella. E dalla sua casa al cimitero, passando però dalla chiesa, perchè Don Carlo il funerale lo fece lo stesso. E c'erano tutti.
Una manifestazione imponente di solidarietà alla vittima ed alla sua famiglia, ma anche di protesta contro la guerra, le privazioni, le persecuzioni.
Finita la guerra, Don Carlo volle che questo fosse ricordato. Si restaurò la chiesetta e si costruì il monumento sul terreno della chiesa, dove era stato ucciso.
Il monumento fu ultimato nei tempi previsti unitamente al restauro della chiesetta.
Riportiamo sempre da "Cronache della Parrocchia" ottobre 1945:
"S. Michele ci aveva preparato l'animo per una seconda manifestazione di unione e di concordia su base Parrocchiale, anche se la parte più direttamente interessata era ancora Musadino nel ricordo del suo caduto. Il tempi ci ha permesso di duplicare la manifestazione. Il giorno 9 salimmo a S. Michele sotto un'acqua veramente torrenziale. Tuttavia eravamo in tanti. Non vi nascondo che ho gustato nel mio intimo la bellezza di essere lassù a celebrare nel sereno raccoglimento della chiesetta rinnovata. La domenica dopo, la cerimonia ebbe carattere spiccatamente patriottico e civile. Mi piacque assai la presenza delle autorità del Comune, ed alleate, del C.L.N., del Maresciallo dei RR.CC., del Capitano Lazzarini con alcuni dei suoi uomini, e di una larga rappresentanza dei paesi vicini, specialmente di quelli che maggiormente soffersero nei tempi lontani che si volevano ricordare. Soddisfazione grande fu anche la mia nel constatare che nulla capitò da compromettere la serietà e l'armonia della giornata. Anche le offerte furono soddisfacenti, anche se di gran lunga inferiori alla spesa dovuta incontrare. Però tutti hanno detto che fu fatto un lavoro veramente degno. Mio intento era quello di associare il ricordo del caduto al degno restauro dell'antico Oratorio, segno di gratitudine alla Vergine, la cui antichissima immagine è venerata da anni. Dichiaro di essere pienamente soddisfatto. Sono stato capito da chi assunse il gravoso lavoro. Per amor di verità, a San Michele non ho trovato tutti quegli aiuti che sembravano assicurati prima dei lavori, ma è quello che capita un po' dappertutto. Non ne faccio colpa ad alcuno, lo segno solo perchè quando saprò e comunicherò la cifra della spesa si sappia già che tutto fu dovuto fare a pagamento, anche il trasporto dei sassi dalla valle al luogo del loro impiego".
La costruzione del monumento, assieme al restauro della chiesetta, iniziò subito dopo la guerra. Ma la decisione era molto procedente e risale al gennaio 1994, praticamente all'indomani dell'uccisione, creando così un legame tra la chiesetta ed il fatto di sangue.
"S. Michele, ... diventato più caro ora per il ricordo della pietosa morte del buon Isabella Benedetto. Ricordo triste, questo, senza dubbio, ma che deve essere tramandato ai posteri; ... sulla proprietà della chiesa e presso la strada, un cippo od una lapide ricorderà il 15 (14 n.d.r.) novembre, presso a poco vicino al luogo del delitto, in ricordo del quale e per devozione alla Madonna verranno fatti i restauri". ("Cronache della Parrocchia" - gennaio 1994).
Un legame che è quasi una dedicazione!
Curioso come poi servirà a giustificare la mancata celebrazione di una Messa l'8 maggio 1946, "... in segno di protesta, perchè si tenta di cambiare il volto alla tranquillità della montagna. Se non avessero portato lassù il "verticale" per la "ballèra", avrei anche potuto fingere di ignorare che là si era organizzato un ballo; ... i signori di S. Michele si ricordino quanto dissi nel discorso inaugurale del monumento lassù eretto nel settembre scorso: questa terra è sacra al martirio ed al dolore, rispettatela". ("Cronache della Parrocchia" - giugno 1946.
L'inaugurazione avvenne il 9 settembre del 1945, a pochi mesi dalla fine della guerra.
Se la battaglia di San Martino fu la prima della resistenza italiana, il monumento dedicato a Benedetto Isabella e voluto dal Don Carlo, è sicuramente il primo monumento in Italia dedicato ad un episodio della Liberazione.

Alberto Boldrini