IL PAESAGGIO E' UNA RISORSA DA TUTELARE

 

Parlare di paesaggio, in tempi di crisi economica, può sembrare una provocazione "romantica", una preoccupazione per nostangici affezionati ad una visione bucolica del mondo. Ma non è così.

Il tema della salvaguardia del paesaggio ha visto riaffermato con forza il suo valore negli ultimi anni grazie all'adozione della Convenzione europea del paesaggio, sottoscritta a Firenze il 20 ottobre 2000 e ratificata nel 2006. La tutela del paesaggio ha assunto quindi un significato crescente, perchè la materia riesce a condensare in sè diversi principi che spaziano dalla salvaguardia del valore culturale ed identitario del territorio e degli interventi succedutisi nei secoli, alla tutela dei beni naturali e quindi della biodiversità, alla consapevole gestione delle risorse (suolo, acqua, ecc.).

Il concetto di paesaggio supera quindi i valori di una semplice estetica per inglobare i principi di una salvaguardia ambientale e storica a tutto campo, con la riaffermazione del contenuto scientifico e culturale del paesaggio, il suo contesto (fatto anche di popolazione...) sul quale si costruisce l'identità locale e infine quella nazionale.

Il Decreto Legislativo n. 42/2004 e successive modifiche del 2006 e 2008, conosciuto come "Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio", rispetto alla convenzione europea, distingue tra paesaggio e beni paesaggistici che, unitamente ai beni culturali, vanno a costituire il nostro patrimonio culturale. Salvaguardarlo significa tutelare la nostra identità, garantire la qualità della vita dei cittadini e garantire per tutti un futuro che poggia le sue solide basi sul rispetto e la valorizzazione del passato.

Molto spesso, nel mio incarico di Responsabile del Servizio Tecnico comunale, mi sono pervenute richieste di demolizione/ricostruzione di vecchi edifici con elementi pregevoli (dal punto di vista di testimonianza storica locale) mascherate da discutibili ristrutturazioni. Come richieste di rendere edificabili aree poste a tutela del contorno dei centri storici, con la motivazione che "tanto è già tutto costruito...", senza tener conto che le aree verdi che ancora circondano le nostre frazioni permettono di "leggere" il sistema dell'edificato, le caratteristiche agricole-residenziali di tante case, magari addossate le une alle altre, ma che con le loro forme apparentemente rozze o semplici, denotano la storia dei nostri paesi tra il 1500 e il 1800.

Cerchiamo di essere sobri anche negli interventi edilizi, nei recuperi, negli ampliamenti, senza sventrare o sbragare il tessuto urbano solo per fare ingressi più ampi, finestre più grandi, tetti più alti, giardini più piccoli, spazi verdi più pavimentati, ...

E non dimentichiamo gli alberi, dei quali - soprattutto nei centri storici - ne viene richiesto l'abbattimento con motivazioni di pericolo incombente, quando basterebbe una saggia potatura. E non ci si lamenti se viene proposta una ripiantumazione a fronte di necessari abbattimenti, con scelta di essenze locali. E' un'ulteriore forma di tutela e continuità delle caratteristiche del paesaggio.

Anche gli interventi pubblici hanno curato opere con muri in pietra a vista, usando ciottolame di fiume, o pavimentazioni filtranti che permettono la ricrescita dell'erba, o usando mattoni o travi e capriate a vista, dimostrando così che è possibile integrare il nuovo con l'esistente, riproponendo forme costruttive che ben si inseriscono, senza stonare, nel contesto del paese.

Se tutti facciamo uno sforzo... non potremo pentirci delle soluzioni adottate, perchè rispettose della nostra storia, di noi stessi e dei nostri figli.

(gennaio 2009)