C'era una volta il Piano Regolatore

 


Poichè nell'attuale amministrazione comunale rivesto l'incarico di responsabile del Servizio Tecnico, occupandoni principalmente delle pratiche edilizie private e pubbliche, come per altro ho sempre fatto nei miei tre mandati di sindaco, credo di poter fornire delle informazioni precise nel campo dell'urbanistica, grazie alla conoscenza del settore e delle sue prospettive, e grazie anche all'esperienza maturata in vent'anni nel medesimo servizio.

Faccio quindi alcune riflessioni utili a chi vuol conoscere problemi e possibili soluzioni, ma solo nell'interesse comune e non in favore di interessi privati mascherati da pseudo interessi pubblici.

Prima di ogni tornata elettorale, c'è sempre chi si propone e chi si schiera dalla parte dove è più facile ottenere consensi in forza di possibili concessioni (edilizie, naturalmente!). Preferisco essere chiaro, sempre e con tutti.


 

La situazione attuale.

Una domanda che mi viene spesso rivolta da cittadini residenti e non residenti è la seguente: "Quando cambierete il Piano Regolatore?" oppure "Non sono previste varianti al Piano Regolatore?". A tutti rispondo sempre che il Piano attuale, che risale all'aprile 2000, è nato dai precedenti piani (tenendo conto delle osservazioni pervenute prima della stesura del Piano stesso e a seguito della sua pubblicazione nei sessanta giorni di rito) e che al momento non ha ancora esaurito tutte le sue potenzialità edificatorie. Ne consegue che fino alla scadenza dei termini perentori dati dalla Regione con le nuove norme in materia di adozione del PGT - Piano di Governo del Territorio (così si chiamerà il nuovo Piano Regolatore), non è opportuno avviarne la procedura di revisione generale.

Occorre anche tenere presente che nel nostro Comune esistono più di un centinaio di fabbricati rurali nelle aree agricole che ci sono fra una frazione e l'altra e fra il capoluogo e le frazioni, buona parte delle quali sono recuperarabili come nuove residenze anche con un modesto ampliamento. Anche nei nuclei antici o centri storici esistono numerosissimi fabbricati pressochè tutti recuperaribili alla residenza, e in questi casi anche gli oneri di urbanizzazione imposti dal Comune sono assai ridotti rispetto a quelli da applicare alle nuove costruzioni.

Il quadro attuale è quindi ancora valido e positivo. Anche la normativa comunale vigente (Regolamento Edilizio e Norme Tecniche di Attuazione) recentementi aggiornati per l'istituzione della Commissione per il Paesaggio e per l'introduzione di nuove norme per il recupero dei piani terreni dei fabbricati nei centri storici, tiene ed ha superato un recente esame dei consulenti legali ed urbanistici del Comune, in tema di vincoli e aree a standard (soggette ad interventi pubblici o privati di interesse pubblico).

Il PGT si potrà fare, si dovrà, ma senza fretta!

 

Come guardare quindi al possibile sviluppo urbanistico futuro di Porto Valtravaglia?

L'unico modo possibile è quello di trovare gli strumenti normativi e fiscali adatti e in grado di garantire lo sviluppo sostenibile dell'ambiente all'interno del PGT. E' quindi necessario contenere l'espansione edilizia residenziale (ormai prossima alla saturazione, non solo fisica, ma anche commerciale) e indirizzare cittadini e amministrazione al prioritario utilizzo del patrimonio esistente. Occorre ricordare che anche il Comune è proprietario di fabbricati che meritano di essere riconsiderati secondo nuove esigenze, mediante un recupero intelligente.

Le aree a verde che ancora separano capoluogo e frazioni e le frazioni fra di loro devono essere mantenute, per una corretta lettura del territorio e dei nuclei antichi, così come la fascia di protezione che li circonda. Le aree agricole sono una connotazione importante sul nostro territorio, basti pensare alla piana di Ticinallo e adiacenze, all'Erbè, al Camigiolo e al Gerone, tanto per citarne alcune. Così dicasi per le aree boschive che, fortunatamente ricadono in massima parte entro la zona di vincolo idrogeologico. Anche la Provincia fortunatamente ha messo del suo sulle aree agricole, per favorirne la tutela.

 

La situazione delle zone produttive di possibile nuovo insediamento, riservate all'artigianato ed ai servizi, è buona e le superfici sembrano essere sufficienti a mantenere e sviluppare localmente un certo numero di attività. Attualmente ne disponiamo alcune in via Muceno di ampie dimensioni, che devono essere mantenute. Fra queste l'area Corbellini (dove già operava la ditta D'Amico) per la quale è prevista la possibilità di un vasto insediamento di attività artigianali.

Per l'area artigianale di via Fugino è già stata presentata una bozza informale di Piano che avrà il suo corso quanto prima. Così dicasi per l'area fra la ex Omita e la Ferrovia in via Muceno (ex area Cochard) per la quale sono già stati depositati gli atti necessari all'adozione ed attualmente all'esame tecnico-legale.

Anche nel Piano di Recupero della ex Telsa - Segheria, anch'esso all'esame tecnico-legale, sono previsti ca. mq. 1.500 di attività artigianali compatibili con la residenza.

Il fabbricato della ex ERMA a Muceno è in corso di recupero mediante trasformazione in attività di servizi socio-assistenziali, con un'ottantina di posti letto.

Le norme vigenti relative all'area ex Vetreria consentono, fra l'altro, il recupero del vecchio cantiere (sul sedime dello stabilimento parzialmente demolito) in dimensioni adeguate alle moderne esigenze della nautica.

 

I Piani Integrati di Intervento

Sembrano essere la nuova formula per il futuro dell'urbanistica e per la gestione del territorio. Cosa sono? E' uno strumento recente, nato con gli ultimi governi, che permette attraverso una trattativa fra privato e Comune di modificare qualunque destinazione prevista dal Piano Regolatore. E' una tendenza che si è affermata da alcuni anni con il nome di Urbanistica Contrattata, cioè la possibilità di rendere edificabile o di aumentare l'edificabilità di aree o di cambiarne la destinazione in cambio di opere pubbliche che il privato esegue per il Comune, oppure di ricavarne il valore corrispondente ai lavori relativi all'intervento privato stesso. Da un po' di tempo è addirittura permesso pagare al Comune il costo, senza vincolo di rapporto con i lavori: in pratica avviene una trattativa fra privato e Comune per ottenere dei diritti pagando, senza alcun riguardo alla corretta gestione del territorio.

Non condivido molto la filosofia dei Piani Integrati di Intervento: troppo pericolosi se lasciati in mano ad operatori e amministratori con pochi scrupoli! Ma visto che non sono "obbligatori" ma "possibili", spero nella lungimiranza e nell'onestà dei pubblici amministratori.

 

(novembre 2008)